Tasso BCE, mutui e depositi: la situazione attuale

Il tassoBCE viene chiamato anche tasso REFI in quanto interessa le operazioni di rifinanziamento. Si tratta di un indicatore importante per la situazione economica europea perché si tratta del tasso di interesse stabilito dalla Banca Centrale Europea. Il tasso va infatti ad incidere sull’indice Euribor, base dei mutui a tasso variabile. I rilessi sul cittadino sono quindi significativi e il tasso è attualmente allo zero. Nel portale ufficiale Euribor si possono visionare le tabelle che mostrano come il tasso è variato nel corso degli anni, alla luce della prossima riunione BCE che avverrà in data 8 settembre 2016.

Tasso BCE: come incide nel mercato finanziario europeo

Il tasso BCE riporta importanti conseguenze a livello di mutui, in quanto il suo valore incide sull’Euribor. Nella pratica di tutti i giorni si tratta di una riduzione del costo degli interessi sui mutui a tasso variabile, che al giorno d’oggi sono da considerarsi ai minimi storici. Lo scopo è di permettere ai cittadini di accedere al credito, quindi di fare avviare nuovamente le attività quali le compravendite immobiliari e di beni che vengono accese mediante finanziamento bancario. Il tasso variabile conveniente può infatti convincere i cittadini ad aprire un nuovo mutuo e si riduce nella pratica per tutte le persone che lo hanno sottoscritto negli anni scorsi preferendo una tipologia di finanziamento a interessi variabili.

Tasso BCE: i conti correnti

Diversificate sono le conseguenze delle decisioni della BCE sui risparmiatori europei. Se da un lato l’azzeramento del tasso BCEpuò facilitare l’accesso al credito, i risparmiatori del Vecchio Continente sono oggi chiamati a pagare costi importanti sulla gestione dei conti correnti. In particolare si tratta di un’inversione di rotta, che sta abbandonando la pratica di offrire conti correnti gratuiti o a costi bassi e invita ai correntisti a pagare canoni mensili fissi sul depositi di denaro. L’apice della situazione si raggiunge con la scelta di pesare sui correntisti il costo dello 0.40% sui conti correnti che superano i 100 mila euro. La BCE va infatti ad applicare dei tassi negativi sulle somme di denaro che vengono depositate dai risparmiatori e che, a loro volta, le singole banche depositano nelle casse della Banca Europea. Nella pratica, la BCE va a prelevare degli interessi su quei fondi e le singole banche non avevano finora fatto gravare sui correntisti.

Finora, perché da tante banche europee stanno arrivando lettere che comunicano ai correntisti la decisione di far pagare a loro questo ‘prelievo’ forzato di denari. Il primo caso è stato registrato nella decisione di una piccola banca cooperativa tedesca, la Raiffeisen Gmund, ma ora tocca anche a Postbank e ad altri istituti di credito adottare questo sistema, in un’ottica di espansione del modello che molto probabilmente interesserà l’intero panorama delle banche europee. Il tasso BCE allo zero porta quindi benefici ai risparmiatori o aggrava la loro condizione di risparmiatori? Questa domanda si propone alquanto interessante e meritevole di essere analizzata, alla luce delle tante varianti che compongono le azioni della BCE a livello Europeo, agli alti vertici così come nella pratica che interessa i cittadini della Comunità Europea.

 

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