Quando finirà la crisi?

Questa è l’ambiziosa domanda che molti cittadini continuano a porsi.

Esplosa nel 2008 con il fallimento della grande banca d’affari statunitense Lehman Brother e come conseguenza della scellerata politica dei mutui subprime, l’attuale congiuntura finanziaria sembra ancora oggi resistere di fronte a qualsiasi manovra di politica economica.

Alla domanda sulla fine della crisi ha cercato di rispondere, come sempre, la Banca Centrale Europea dichiarando come le aspettative per il futuro, purtroppo, non sembrano essere ancora delle più rosee. Quando, infatti, a detta di molti ci si aspettava una lenta ma graduale inversione di tendenza, ecco il nuovo caso di Cipro che fa ricredere chi sperava nell’uscita dalla fase di recessione economica. Le previsioni fatte tempo addietro dalla Banca Centrale Europea che prevedevano un rilancio graduale dell’economia a partire dala seconda metà del 2013, sono state in parte riviste dallo stesso presidente Mario Draghi nel corso della riunione mensile del Consiglio direttivo svoltasi il 4 aprile. La fine della congiuntura economica sembra ancora tardare un po’ e la ripresa attesa nel secondo semestre, come ha spiegato Draghi, è soggetta a rischi.

Il caso Cipro, ha suonato come un campanello d’allarme per tutta l’Eurozona e cosa che ancor più spaventa è che, dopo la crisi di Nicosia, altri Paesi europei come Slovenia e Portogallo risultano essere a rischio default. Se per il primo è soprattutto il sitema bancario con l’impennata vertiginosa dei crediti in sofferenza (oltre il 20% del Pil) ad essere la causa del collasso, per il paese lusitano il problema principale riguarda l’eccessivo debito pubblico ormai arrivato a livelli insostenibili (oltre il 90% del Pil nazionale). Ulteriori indiscrezioni, inoltre, indicano come siano a rischio anche altri Stati dell’Unione Europea come Croazia, Lussemburgo, Ungheria e Malta.

Nonostante questi casi non lascino ben sperare, il presidente Mario Draghi ha dimostrato un cauto ottimismo evidenziando, tuttavia, allo stesso tempo l’aggravarsi della debolezza economica e il sorgere di nuovi dubbi riguardo ad una prossima ripresa economica già per la seconda metà del 2013. Le cause di questa revisione al ribasso sono da ricondursi, secondo Draghi, soprattutto nella lenta e insufficiente implementazione delle riforme strutturali da parte dei governi e nella debolezza del prodotto interno lordo dei Paesi dell’Eurozona, tutti fattori che non fanno altro che provocare potenzialmente il rinvio della ripresa.

Inoltre, sempre secondo il presidente della Bce, questo indebolimento economico si sta espandendo ai paesi che inizialmente non erano stati colpiti direttamente dai problemi della crisi, creando una instabilità abbastanza allargata nell’Eurozona. Tuttavia, ha ribadito che non mancherà il sostegno della Bce alle economie dei paesi dell’Unione, con lo scopo di garantire che il miglioramento dei mercati finanziari si faccia sentire anche sull’economia globale consentendo una graduale uscita dalla fase recessiva.

L’intenzione, inoltre, di Francoforte è quella di mantenere la propria politica accomodante nei confronti del sistema bancario fornendo loro liquidità illimitata a tasso fisso. Nel bollettino mensile di aprile l’Eurotower ha evidenziato, però, che per evitare il ripetersi di crisi come quella cipriota è indispensabile che l’Europa attui velocemente non solo un meccanismo comune di sorveglianza sulle banche, ma anche quello che prevede la possibilità di ristrutturare e gestire i fallimenti degli istituti di credito a livello comune.

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