Fintech e banche: a che punto siamo?
A fine aprile Bankitalia ha pubblicato un Occasional paper intitolato “The digital transformation in the italian banking sector” in cui analizza la trasformazione digitale di quasi 300 banche in un periodo di tempo compreso dal 2007 al 2018.
L’analisi rileva ovviamente una crescita della digitalizzazione negli istituti di credito, dove il processo evolutivo si è basato soprattutto sull’avvento e sullo sviluppo dell’online banking.
I dati parlano di uno scenario europeo dove il rapporto fra fintech e banche eccelle nei paesi nordici, soprattutto in termini di utilizzo degli strumenti messi a disposizione dagli istituti di credito alle persone.
Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Svezia ed Estonia sono gli stati dove l’home banking è risultato essere più diffuso, con una media di 80 persone su 100 che lo utilizzano.
E in Italia?
Con riferimento al 2019, l’analisi riporta che 36 italiani su 100 utilizzano l’home banking, con una quota superiore al centro nord rispetto al sud del Paese.
I dati non sono ottimi, tanto più che anche in termini di strumenti per accedere ai servizi di pagamento, l’Italia si posiziona malino.
Inoltre, secondo il Digital Economy and Society Index (DESI) – indice calcolato dalla Commissione Europea, che riassume gli indicatori sulle prestazioni digitali dell’Europa – nel 2020, l’Italia si posizionava venticinquesima in classifica in termini di digitalizzazione e cultura digitale delle famiglie, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria.
Fintech e banche: quale partenza e quale traguardo?
Secondo un bell’articolo del Wall Street Journal, il rapporto fintech e banche si muove lungo 3 principali direttrici.
La prima è naturalmente la digitalizzazione dei servizi tradizionali, dagli estratti conto/lista movimenti, alla possibilità di effettuare bonifici con l’home banking.
La seconda direttrice è l’adozione di nuovi processi, quindi di sistemi soprattutto automatizzati o automatizzabili, che permettono alle banche di abbandonare l’analogico a favore del digitale, implementando anche l’offerta ai privati e alle imprese.
Su questa seconda leva è interessante guardare allo scenario fintech e banche in senso ‘puro’, ovvero alla nascita di tutti quei servizi che migliorano, facilitano e delle volte anche potenziano il rapporto banca-impresa.
La terza direttrice è l’impiego dei big data, oggi più che mai cruciali per una gestione dei dati fluida e protetta, ma anche per una diffusione in chiave marketing dei prodotti e servizi offerti.
L’Occasional paper della Banca d’Italia riporta che la digitalizzazione dei pagamenti da parte delle banche si è diffusa a macchia d’olio a partire dal 2018, espandendosi ai servizi di gestione patrimoniale dal 2000, seppur con un ritmo più lento.
Il rapporto fintech e banche si è quindi espanso al comparto dei prestiti, in uno scenario dove le prime banche a partire sono state quelle più grandi, seguite quindi dagli istituti di credito dalle dimensioni più contenute.
Alla fine del 2018, quasi il 55% delle banche italiane presenti nell’indagine ha dichiarato di aver già implementato progetti nel settore o intendevano implementarli nei successivi tre anni.
Anche in questo caso, le prime banche a partire sono state le più grandi, che si sono mosse velocemente anche per attivare accordi commerciali o vere e proprie joint venture con società fintech specializzate.
I campi di applicazione sono i pagamenti in mobilità, i portafogli elettronici, i pagamenti peer-to-peer, ma anche la consulenza finanziaria automatizzata.
Secondo i big player del settore, le banche europee devono competere con le colleghe americane e asiatiche, collegarsi di più alle fintech e creare nuove soluzioni finanziarie a servizio delle persone e delle imprese.
I benefici? Banca d’Italia li ha misurati su sé stessa per capirne il valore.
In pratica, ha elaborato un’equazione che permette di misurare l’impatto della digitalizzazione su di sé e i risultati suggeriscono che questo impatto esiste ed è strettamente legato alla redditività.
Più digitalizzazione, più redditività, sia per quanto riguarda il ROA (Rendimento delle Attività Totali) che il ROE (rendimento del Capitale Netto).
Fintech e banche: uno sguardo all’accesso al credito
Secondo Bankitalia, la digitalizzazione dei servizi finanziari può arrivare nel tempo a compensare le attività tradizionali di concessione del credito, oggi appannaggio delle filiali.
Nell’attesa che questo avvenga, è importante considerare che, dal punto di vista dell’impresa, avere un rapporto diretto di home banking e poter contare su buoni servizi finanziari online di cui fruire è diventato vitale.
Vitale per i tempi, per la possibilità di condividere i dati (si pensi al lavoro ibrido o allo smart working) e cruciale per limitare al massimo i margini di errore.
Un impianto fatto di servizi specifici, che permettono all’impresa di:
- Controllare l’operato delle banche mediante:
- elaborazione automatica degli estratti conto
- degli scalari interessi automatici
- elaborazione automatica degli scostamenti dei movimenti provvisori dai definitivi
- effettuando la riconciliazione automatica degli estratti conto bancari
- Fare da ponte fra i sistemi di HB delle banche e il sistema informativo aziendale, gestendo il flusso di informazioni nei due sensi. Ai fini ad esempio dell’acquisizione degli estratti conto elettronici in vista della riconciliazione automatica dei movimenti e della loro certificazione, oppure per l’invio alle banche dei bonifici o delle lettere di credito elettroniche, etc.
- Molto altro ancora.
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